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Lupi Italiani Magazine

01/02/2010
3 uscita della Rubrica Musicale


GLAMOROUS INDIE ROCK'N'ROLL #3

We took a walk that night but it wasn't the same...


In via del tutto straordinaria eccomi, una tranquilla domenica mattina a batter dita su caramellosa tastiera (sto iniziando ad odiarla) per apprestarmi zelante a ingombrare le vostre menti già trafficate con le mie parole sciorinate a mente aperta. Liberi di non crederci, ma queste 3 righe iniziali le ho scritte tutte di un fiato, e rileggendole sembrano deliranti, ma mi piacciono davvero tanto.

Tre righe, e tre come il numero che indicizza questo articolo, che, rispettando la promessa fatta precedentemente sarà molto più Rock'N'Roll e meno Glamorous, naturalmente Indie come filosofia di vita e stile d'esistenza.

Un po' per motivi personali, un po' per scrupolo “professionale” non me la sono sentita di picchiettare caratteri venerdì notte, ubriaco di sonno spesso si possono percepire le cose in modo distorto, e quando si tratta di parlare di un album è l'ultima cosa da fare, è una forma di rispetto verso tutti. A volte sono le piccolezze, le cose minuscole ad attirare la tua attenzione e farti cambiare idea sulle cose, anche in modo radicale, nel mio caso ciò che ha fatto scattare una molla è stata una polifonia accompagnata da una lirica di 3 minuti e 17 secondi: una canzone, la canzone “Somebody Told Me”. Sto parlando dei Killers e del loro disco d'esordio Hot Fuss (espressione statunitense impossibile da italianizzare ma che comunque vuol dire, a detta dei membri della band, “roba forte”, più o meno) che nel 2004 segnò un punto di svolta per la loro carriera fin lì costellata da show in piccoli locali ed una tournee abbastanza apprezzata in Inghilterra; beh, nulla di particolare, ma quando proposero ai pezzi grossi della Island Records una demo autoprodotta con 4 tracce (ossia Mr.Brightside, Smile Like you mean it, On Top e Jenny was a friend of mine) i discografici per una volta videro bene e decisero di offrire loro un contratto senza neanche assistere ad un'esibizione live, convinti che quel demo era già una bomba di per suo. E per mia fortuna, posso tranquillamente garantire che quelli della Island Records offrirono fiducia ad un gruppo che poi ha ripagato completamente tutto ciò che era stato concesso loro.

Hot Fuss quindi nasce così, come il lavoro di un gruppo dal grande potenziale ma che riserva ancora molte diffidenze per gli addetti ai lavori di un mercato difficile come quello musicale, ma diamo meglio un'occhiata a tutte le tracce, per poi trarne eventuali conclusioni.

La prima canzone è una memoria del sempiterno demo, parliamo di Jenny was a friend of mine, che forse non è stata scelta a caso come open track del disco; presenta una solida struttura ritmica dove a farla da padrone è un riff di basso dannatamente funky e la chitarra che compie tanto lavoro oscuro, tranne nei ritornelli dove prende lo spazio che merita, tastiere che sanno di crema sul dolce e testo che racconta l'ultimo episodio della cosiddetta “Murder Trilogy” (ossia tre canzoni che parlano dell'omicidio di una ragazza, Jenny, perlappunto) dove l'omicida nega sfrontatamente ai poliziotti di aver commesso quel reato. Segue una canzone dal sapore particolare per il vostro interlocutore, e che per i Killers rappresenta più di tutte il punto di svolta ed il raggiungimento di una certa stabilità (nonché la prima canzone ad essere stata composta e presentata live) ossia Mr.Brightside. Rispetto alle demo ed alle esibizioni pre-Hot Fuss, in sala d'incisione la canzone non ha cambiato di una virgola la sua struttura, presenta delle nette influenze punk-revival che contraddistinguevano il periodo dei club di Las Vegas, interessante è notare come la simbiosi fra testo e musica sia creata in forma “da capo a coda”, non quindi seguendo lo schema strofa-ritornello-strofa-ritornello-bridge-ritornello-coda, ma ripetendo per due volte strofa-ritornello e presentando una coda fatta di tastiere; scelta alquanto alternativa ma che ben esprime il senso di ridondanza che il frontman Brandon Flowers sente dentro una volta che incontra la sua ex con un altro,e tornando a casa immagina loro due traendo attraverso l'amor proprio la forza per dire che la luce è lui, il Mister Brightside. Solo un piccolo appunto: per motivi personali ciò che ho scritto sulla canzone si basa agli ultimi ascolti di 5-6 mesi fa, è stata l'unica canzone che non ho voluto riascoltare prima di scrivere, scusate ma...passiamo avanti.
Il terzo pezzo ricorda molto il telefilm americano The O.C. (ha fatto parte della colonna sonora) e sotto certi punti di vista presenta la continuazione del tema di Mr.Brightside, con un cantanto molto malinconico ed un timbro vocale che perfettamente esprime la rassegnazione del dover abituarsi a fingere sorrisi quando dentro si ha solo tristezza per quello che si è perso.
In Somebody Told Me si torna a respirare aria più scanzonata, col pezzo che è stato il primo singolo estratto da quest'album, musicalmente molto solido, presenta una maturità che sembra non provenire da un disco d'esordio di 4 ragazzi della periferia di Las Vegas, Somebody Told Me è ballabile, easy-listening, è sfrontato e non ha paura di confronti o diffidenze di vario tipo. Il testo parla di una relazione...ambigua (“somebody told me you had a boyfriend who looks like a girlfriend that I had in february of last year”) caratteristica sulla quale specialmente nei primi anni di carriera il frontman del gruppo ha molto giocato.
Cori Gospel ed atmosfere la rock di qualche decade fa sono le cose che contraddistinguono All these things that I've done (che racconta la storia di un veterano del Vietnam ritornato in America) ed Andy you're a star (infatuazione giovanile di Brandon per un giocatore di football americano del suo college); All these things that I've done, che personalmente vedo come il vero anello di congiunzione col secondo lavoro del gruppo “Sam's town” è stato elevato ad inno del rock dopo un live AID del 2005 dove fù presentata al pubblico che fin da subito amò quel “I got a soul but I'm not a soldier” cantato dal gospel e ripetuto 10 volte nel brano, 10 parole pronunciate 10 volte che non sono mai uscite dalla scaletta dei live del gruppo e che sono state apprezzate anche da altri pezzi grossi della scena contemporanea (U2 in primis).
Traccia numero 7: si ritorna al demo, ecco On Top (che ha subito dei cambiamenti di testo prima e dopo Hot Fuss, dovuti più che altro alla metrica), una canzone dalla forte componente sentimentale, il ritmo offerto dalle linee musicali è molto cadenzato con un piccolo riff di tastiera che si ripete lungo tutto il brano; il vero punto di forza di On Top è il testo, leggendolo si ha l'impressione di avere immagini davanti gli occhi (come in “Now I've found the velvet sun that shines on me and you, in the back, I can't crack, we're on top) di come amare una persona sia anche aspettare momenti meno accesi e di come superare anche allontamenti faccia parte della scoperta del sole di velluto che riscalda i cuori di due amanti. On Top.
Atmosfere indie ed accordi semplici contraddistinguono l'accoppiata Change Your Mind e Believe me Natalie, entrambe partono lente per poi esplodere nella parte finale. Piccola curiosità su Believe me Natalie: mentre era in fase di registrazione in Nevada ci fù un terremoto di potenza tale da far cadere Ronnie Vannucci (il batterista) dal suo sgabellino.
Capitolo centrale della Murder Trilogy in Midnight Show, verso dopo verso si passa dall'eccitamento di una coppia per quella che si prospetta una splendida serata al nefasto omicidio compiuto sotto le stelle (“The crashing tide can hide a guilty girl, With jealous hearts that start with gloss and curls”) accompagnato da note veloci, marcate che ben sottolineano la frenesia di quella serata.
Completamente differente è Everything will be Alright, lenta ballata di tastiere autoprodotta dalla band, è un piccolo canto d'amore fatto pronunciato da una voce elettronicamente distorta; un pezzo molto '80 e che per certi versi ricorda un Bowie molto pacato. E' proprio la pacatezza farla da padrone in questo pezzo,in barba alle preoccupazioni andrà tutto bene.
Piccola perla è la bonus-track per il mercato inglese: Glamorous Indie Rock'N'Roll (vi ricorda niente?), accusata di ipocrisia da buona parte della comunità indie americana per il testo alquanto controverso, dopo tempo è stato precisato da Brandon che la sua era una sorta di esagerazione scanzonata e che la questione sul testo è stata ingigantita di molto, sicuramente la canzone presenta un comparto melodico molto interessante e di chiara ispirazione Queen, come ad esempio in un paio di scale dove Dave Keuning ricorda molto da vicino Brian May.
In definitiva: fra le mani abbiamo un disco d'esordio (quindi sicuramente non il lavoro migliore della produzione discografica di qualunque band) che ha venduto per il mondo 5 milioni di copie (ed io sono fiero possessore di una di queste) dove sono chiare influenze di una decade tanto bistrattata come gli anni '80, ma dove si esprime una sorta di punk revival specialmente in determinati testi. Il prodotto presenta un mixaggio pulito che in rari casi offre incertezze, nella sua completezza l'album risulta godibile all'ascolto anche se non propriamente adibito ad accompagnare altre faccende, vuole attenzione, e fare il sacrificio di concedergliela completamente non sarà molto doloroso; i testi sono molto introspettivi, non conoscendo la persona che li ha scritti se ne capisce ben poco, e quasi tutte le tracce offrono ottimi spunti di riflessioni su stralci di vita comune. Nel sound, particolarmente le tracce del demo, ci sono evidenti richiami all'indie rock che contraddistingueva canzoni non presenti qui (come ad esempio Where is she e Under the Gun). Personalmente, è stato un album che ha dato tanto, voti in questa rubrica non ce ne sono, ma se volete un consiglio: procuratevelo.
Alla prossima con...boh, vedremo...
Bye Bye!

P.S: questa non è una recensione, per me è stato una fottuta gestazione di 3 giorni...mamma mia...


It's Indie Rock'N'Roll for me!

Giando



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