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Recensioni dai Lupi

08/07/2009
Call of Juarez: Bound in Blood (eurogamer.it)


 

Call of Juarez Bound in Blood        

Il western è un genere che oggi non ha vita facile. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando John Wayne rappresentava un’icona del genere, o i film di Sergio Leone venivano osannati dal pubblico, che apprezzava al contempo le colonne sonore di Ennio Morricone e le interpretazioni di un giovane Clint Eastwood. Probabilmente è anche per questo motivo che i videogiochi hanno fatto sempre fatica ad approcciarsi alla materia e a confezionare titoli degni di essere ricordati. Ubisoft e il team polacco Techland hanno puntato ad un’inversione di tendenza già due anni fa, quando il primo episodio di Call of Juarez raggiunse i negozi in versione PC e Xbox 360, mescolando al suo interno una miscela di trama e personaggi aderenti ai tipici clichè del genere, ambientazioni a tema e l'adrenalina tipica degli FPS. Il risultato non fece gridare al miracolo ma diede il margine sufficiente in vista della creazione di un seguito. Questa seconda incarnazione riprende principalmente le meccaniche del primo capitolo, cercando di migliorarle rendendo l’esperienza di gioco più godibile nel complesso. Techland ha compreso che Ray, uno dei due protagonisti, era il tassello più importante dell’intero gioco, pertanto ha deciso di concentrarsi su quanto accadutogli circa vent’anni prima rispetto ai fatti del primo episodio. Si andranno quindi a ripercorrere le avventure dell'epoca, come combattente nel periodo della Guerra Civile americana e come bandito e fuorilegge.

Il titolo cerca di risolvere molti dei problemi che erano riscontrabili in precedenza, pur sviluppandosi ancora una volta sulla tipica struttura a binari che storicamente appartiene agli sparatutto in soggettiva e che oggi continua ad essere portato avanti con successo da brand affermati come Call of Duty. Ad affiancare Ray nello svolgimento delle missioni da compiere ci sarà il giovane ed esuberante fratello Thomas, anch’esso utilizzabile nel corso della storia, dotato di skill atletiche, predisposizione alle azioni stealth e utilizzo di armi di precisione che già erano proprie di Billy Candle nel primo capitolo, come ad esempio l’abilità di utilizzare arco e frecce o il lazo per raggiungere luoghi fuori portata.

Le abilità di Ray saranno ancora una volta incentrate sui combattimenti a corto raggio e sullo sfruttamento della forza, così come di un arsenale che oseremmo definire “terra terra”, tra cui il classico revolver e il prezioso supporto della dinamite. Entrambi i personaggi sono ora in possesso della cosiddetta Concentration Mode, attivabile dopo aver ucciso un sufficiente quantitativo di nemici. L’azione rallenterà per alcuni istanti, garantendo la selezione di molteplici obiettivi, che saranno inquadrati da un mirino di colore rosso e potranno essere abbattuti premendo a ripetizione il grilletto destro del pad, esattamente come se si avesse tra le mani un revolver. La selezione del personaggio potrà essere fatta esclusivamente all’inizio di ogni nuovo capitolo. Sebbene probabilmente nelle premesse la componente stealth sarebbe dovuta essere potenziata, tale scelta non migliorerà sensibilmente questo aspetto del gameplay, che rimarrà in fin dei conti ancorato alle meccaniche più tradizionali basate sulla ripulitura degli scenari in modo ben poco silenzioso. Che poi se ci riflettiamo un attimo è proprio quello che avviene nei film: sparatorie a non finire, botte da orbi e legge del più forte a prevalere. Senza bisogno di andare a scomodare la selezione naturale. Insomma Techland ci presenta un titolo legato alle atmosfere tradizionali degli USA dell'800, introducendo elementi sufficienti a rendere il gioco divertente, pur senza introdurre nulla di effettivamente nuovo. Il primo capitolo si preoccupa di inquadrare gli anni della Guerra Civile ma non è che un assaggio, ben presto Ray e Thomas si ritroveranno nelle vesti a loro più congeniali, ovvero quelle di disertori e fuorilegge. Si muoveranno sul territorio, sicuri e spavaldi, scatenando disordini nei peggiori saloon, assaltando diligenze, innamorandosi di una ricercata messicana, riconoscendo l’onore e il rispetto di una parte dei nativi e riempiendo di pallottole un numero infinito di nemici (sceriffi, altri fuorilegge, i ribelli e chi più ne ha più ne metta).

 In alcuni capitoli capiterà di doversi scontrare direttamente con un avversario famoso deciso a farvi passare anzitempo a miglior vita. In questi casi la telecamera si sposterà lateralmente e si dovrà guidare il proprio personaggio in alcuni passaggi verso destra o verso sinistra, girando intorno al nemico, guidando poi la mano verso la fondina con lo stick destro. Al suono di una campana si dovrà muovere rapidamente la levetta stessa del pad per estrarre la pistola e premere il grilletto. Niente di particolarmente originale, si può sopravvivere o morire e dover riaffrontare la prova, ma non potevano mancare i classici incontri “d’onore” nelle assolate e brulle strade dei villaggi. Sebbene non sia eccezionalmente efficace è presente anche un sistema di coperture che funziona in modo del tutto automatico, sarà infatti sufficiente avvicinarsi ad una struttura perché la visuale cambi leggermente e si venga protetti meglio dal fuoco ostile. Abbiamo detto della struttura a corridoi che caratterizza il titolo. Techland ha tuttavia deciso di spezzare il tutto inserendo un paio di sezioni caratterizzate da una maggiore libertà di movimento. In entrambe sarà possibile esplorare alcune aree del Messico e dell’Arizona, svolgendo alcune missioni secondarie per guadagnare un po’ di denaro e comprare nuove armi presso l’apposito negozio. Sarebbe un’idea interessante se non fosse stata implementata in modo frettoloso. Gli scenari non sono molto curati, le missioni sono poche e non si differenziano in modo evidente dagli obiettivi che si incontrano durante la trama principale. La sensazione è che tutto questo sia stato inserito per dare alcuni momenti di stacco ma la cura riposta in questi frangenti, unita al tipo di ambientazione, non certamente il più interessante e suggestivo del gioco, rendono vano il tentativo. Molto meglio le aree della Georgia o dell’Arkansas che si possono apprezzare nelle prime ore. La trama è discretamente strutturata anche se, come in quasi tutti gli sparatutto in prima persona, funge sostanzialmente da sfondo all’azione che si attua sul campo. Peraltro i miglioramenti rispetto al primo capitolo sono visibili da questo punto di vista, basti pensare alla tensione delle vicende e ai dialoghi concitati, accompagnati dal delicato contesto storico e da alcuni colpi di scena inaspettati. Le cut-scene sono supportate da un doppiaggio convincente ma da animazioni non particolarmente credibili e dinamiche. D’effetto invece gli intermezzi tra i capitoli, con la voce in sottofondo del terzo fratello, lo studente e seminarista William. Infine dobbiamo spendere alcune parole per il multiplayer che, oltre ad aggiungere una taglia sulla propria testa, incrementabile di pari passo con i successi ottenuti nelle sessioni online, introduce alcune modalità di gioco standard come Sparatoria (il classico deathmatch) e Ricercato (il deathmatch tutti contro tutti) e la modalità Leggende del West che suddivide i giocatori in due squadre, una di banditi e l’altra di sceriffi, impegnati a combattersi a vicenda. Ad arricchire il tutto una serie di classi sbloccabili e mappe che replicano famosi momenti di rilevanza storica. Call of Juarez non sarà qualcosa di rivoluzionario ma la sua struttura ci è sembrata solida, capace di trasmettere le sensazioni che permeano l’immaginario legato al selvaggio West. Il ritmo scandito da ogni missione rende divertente vestire i panni dei fratelli McCall e la presenza della Concentration Mode arroventa ancora una volta l’atmosfera. Si poteva fare di meglio per quanto riguarda lo sviluppo delle azioni stealth, ancora una volta sotto tono, così come per la componente cooperativa, ancora una volta assente, che avrebbe giovato per la longevità, vista anche la presenza di due personaggi. Gli amanti del genere spaghetti western non possono perdersi l’occasione di trasformare il proprio pad in un revolver, per tutti gli altri può essere un buon modo per staccare dagli FPS legati a scenari bellici contemporanei o futuristici super inflazionati.

 voto 7/10



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